Il Neolitico

Mentre nel Paleolitico l'uomo per millenni dovette dipendere dalla natura per provvedere al sostentamento, nel Neolitico impara a modificare l'ambiente addomesticando piante e animali e a riorganizzare le proprie abitudini sociali.

La regione della Daunia fu interessata da questi cambiamenti nel corso del VI millennio a.C., allorquando vi approdarono genti che avevano appreso la nuova economia, già attiva da almeno due millenni in altre regioni del Mediterraneo.

Già nel Neolitico antico fiorisce quindi una miriade di villaggi trincerati, noti soprattutto per via delle foto aeree scattate nel dopoguerra da un ufficiale inglese della RAF, J. Bradford. I villaggi si susseguono a distanza ravvicinata, a un paio di chilometri l'uno dall'altro, sia lungo la costa che verso l'interno della Puglia centro-settentrionale, generalmente su modeste alture vicine a corsi d'acqua.

Le ricerche hanno evidenziato numerose tracce di strutture abitative - la più importante delle quali è stata rinvenuta a Passo di Corvo -, testimoniate dalla presenza di resti di intonaci di capanne e impronte di palo, macine per i cereali, ceramica e industria litica.

L'economia si basava sull'agricoltura, attestata dal rinvenimento di semi di varia specie (grano, orzo, avena, fava, pisello e lenticchia) e sull'allevamento (bovini, capro-ovini e suini).

La presenza di ossidiana negli insediamenti attesta la presenza di una corrente commerciale che, partendo dalle Isole Eolie, costeggiava la Calabria e la Puglia Ionica fino a raggiungere il Tavoliere.

Il rinvenimento di statuine femminili è testimonianza dell'esistenza di un culto per una divinità femminile.